Il sole anche di notte, (1990) dodicesimo film diretto dai fratelli Taviani, liberamente tratto da Padre Sergij di Lev Tolstoj. Un film all’apparenza delicato e freddo, come può esserlo la mano d’una ragazzetta mandata fuori, d’inverno, a prendere qualche pezzo di legna da ardere; nel 2018 in parco Sempione. In realtà ci troviamo con la lentezza e la realtà grottesca del XVIII secolo, faccia a faccia con il Barone Sergio Giuramondo, sì nobile ma non abbastanza per affiancare il re, venendo così indirizzato da quest’ultimo verso un matrimonio con la Duchessa Cristina. I due sono invaghiti l’uno dell’altro, si fanno i succhiotti nei corridoi di casa; poi lui dice a lei il suo pesante segreto e lei la prende bene, poi lei dice a lui il suo pesante segreto e abracadabra va a comprare un pacchetto di sigarette e scompare lasciando unicamente una giacca in terra. Quindi si fa prete e come dirà la sorella, anche lei orgogliosa e piena d’amor proprio, per il desiderio di porsi più in alto di coloro che avevano voluto dimostrargli di essere più in alto di lui. Poi si fa eremita, in una ricerca esasperata della perfezione esterna ed interna, mai contento e soddisfatto tra lamentele e punizioni corporali, pare che infine diventi Santo, sì un po’ per caso un pò come Padre Maronno. Ad esempio apprendiamo che Padre Sergio “fa profumare anche la merda dei piccioni” e tra miracoli e miracolati il film procede, ironico, brutale, con il nostro protagonista che di fronte a devoti venuti per incontrarlo gli tira giù dei rekt, “come siete gentili, eppure l’unico miracolo che vorreste da me, sono i coglioni per voi e l’inferno per chi ve li ha tagliati”. Ad una certa arriva una giovane versione assatanata di Charlotte Gainsbourg, il sant’uomo ascolta dove le fa male, la cura e va a comprare un altro pacchetto di sigarette, questa volta per sempre.
RAUL B.

https://www.youtube.com/watch?v=q1Et9Wk968U&frags=pl%2Cwn

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