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Heart of a Dog – Laurie Anderson

HEART OF DOG // Laurie Anderson – 2015
Raul non è attinente. Raul sei andato fuori traccia. Raul devi essere più sintetico. I miei voli pindarici non sono sempre stati compresi, ma tutto aveva un senso, tutto tornava; se solo avessero aperto le porte della percezione… Come il malore in diretta di Andreotti, quale malore, lui era partito per un viaggio trascendentale hai confini del mondo, alla scoperta delle possibilità della mente umana. Ho visto Heart of Dog giorni fa e l’ho lasciato ristagnare li, nella piscina del lurido motel che vive nel mio cervello. Aspettavo l’illuminazione, non sapevo cosa fare, camperavo con me stesso, del resto la vita di quel dannato cane è stata migliore della mia, dipingeva, filosofava, faceva sculture e suonava il pianoforte facendo concerti ed incidendo pure un album. Cioè parliamone, la mia vita al confronto è un musical dal titolo Un Disagio Itinerante, “storia di un bambino che aveva le mani da pianista ma che era già tanto se lo mandavano in oratorio”. Heart of Dog è un documentario sulla vita di un’artista d’avanguardia, un’esistenza trascorsa con Lolabelle il suo cane, Lou Reed compagno di una vita e sua madre, donna che le ha dato la vita, il tutto con l’aggiunta di fettine oniriche, glassa buddista, scaglie di citazioni, ripieno di visioni immaginifiche e musiche suggestive, il tutto infornato per 72 minuti (180°-forno ventilato). Mi ha divertito, a tratti forse più di quello che avrebbe dovuto… probabilmente perché ad un certo punto ho incominciato a pensare al film Playback Time di Carson Clay (Willem Dafoe) in Mr. Bean’s Holiday. Ma poi arriva la scorsa notte; ero andato a casa di un amico, io lui la sua cagnetta, vino a fiotti, in tv un film di Celentano ed infine il coma totale, l’oblio profondo e il sogno. Questa è solo la fine d’una presa di coscienza durata una notte intera: “Io ero vestito da lupo e la ragazza che era con me da pecora, ci troviamo tra le mani un pupazzo metà ovino metà lupoide, decidiamo così di fare uno scherzo alla gente che passa inscenando una finta gravidanza con parto annesso, lei s’infila il pupazzo dentro il costume all’altezza del ventre. Andiamo fuori da un albergo e lei incomincia ad accasciarsi dal dolore in preda alle doglie io faccio la parte del compagno preoccupato, si crea subito un capannello di curiosi. Ci lanciamo sguardi d’intesa e tratteniamo a fatica le risate, la cosa va avanti un po’ finché non chiamano un’ambulanza, d’improvviso rimaniamo soli decidiamo così di darci alla fuga. Ci ritroviamo in una casa, immagino mia, sono sdraiato supino su di un divano e lei e sopra di me a cavalcioni, mi fissa, si spoglia rimettendosi solo una magliettina bianca. Siamo lì tutti felici e concitati ed inizia a suonarmi la sveglia sul cellulare, cerco di spegnerla niente, ci riprovo niente, lo sbatto sul tavolo un paio di volte nada, la cosa incomincia a farsi seccante.” Mi sveglio e il mio cellulare, non quello del sogno, sta suonando, m’incazzo non poco, ormai ho perso tutto. Spengo il telefono, mi faccio una tisana, (ancora illuminato dal delirio) scrivo questo pezzo, il mio amico non si è mosso di un millimetro da quando mi sono svegliato, ora vado ad urlagli nelle orecchie di seguire la luce più lontana.
RAUL B.

Data

11 Mar 2018
Expired!

Ora

21:00 - 22:45

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