50 anni fa, nel corso del 1969, 4 giovani studenti da poco laureati o in procinto di laurearsi in materie sociologiche, Mario Boffi, Stefano Cofini, Alberto Giasanti, Enzo Mingione, coordinano una delle prime inchieste-ricerche sulla città di Milano, con riferimento in particolare al quartiere Isola-Garibaldi. Tale ricerca vedrà la luce in un libro pubblicato da Feltrinelli nel 1972, dal titolo “Città e conflitto sociale” (oggi scaricabile dall’Archivio Primo Moroni)ed era nata da una mobilitazione spontanea di abitanti che, con gruppi di studenti di architettura e di giurisprudenza, formarono il primo comitato unitario di base di quartiere a Milano. Proprio perché l’esperienza di una mobilitazione sui problemi abitativi era completamente nuova, alcuni membri del comitato di base sentirono l’esigenza di un’inchiesta che permettesse di individuare le esigenze reali della popolazione e la sua struttura di classe.

A 50 anni di distanza, la questione si ripete. Il quartiere Isola è stato oggetto negli anni più recenti di una speculazione territoriale che a Milano aveva già sprintato nel quartiere Garibaldi-Brera negli anni Sessanta e nel quartiere Ticinese negli anni Ottanta.

Oggi il processo di gentrification è ancora più pervasivo. Se ai tempi della ricerca, esso era prevalentemente basato sulla logica di aumentare la rendita fondiaria, espellendo i ceti popolari a vantaggio di abitazioni più costose e uffici, oggi il territorio, come ci dimostra la vicenda Expo 2015 e l’economia dell’evento (Olimpiadi invernali in primis), è direttamente fattore di valorizzazione capitalistica, oltre che a essere strumento di segmentazione sociale.
Con alcuni dei protagonisti di quella prima ricerca vogliamo discutere criticamente dei processi di trasformazione del quartiere Isola in un confronto con alcuni dei suoi protagonisti.

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