Dellamorte Dellamore di Michele Soavi
Domenica 18 marzo // Pianoterra // ciclo morte // DELLAMORTE E DELLAMORE // Michele Soavi – 1994
Eravamo li. Io, un’amica, il vino, un divano, l’influenza. Io, ebbro e perso in una sottoveste di pizzo nero e nei turgidi seni di Anna Falchi, e lei sconvolta e disidratata dal torace sudato di Rupert Everett e, cito testuale, da quei suoi peletti che congiungono l’inguine all’ombelico. Dellamorte e Dellamore è diverso, speciale; è un film sospeso tra commedia e horror, grottesco e perfetto nella sua deformità. La pellicola è tratta dall’omonimo romanzo di Tiziano Scalvi, creatore di Dylan Dog, motivo per cui noteremo delle somiglianze tra i protagonisti delle due opere, senza dimenticare che fu proprio Rupert Everett a prestare il volto per la creazione del personaggio di Dylan Dog. Ogni cosa è ponderata e studiata attentamente, la regia, la colonna sonora, la fotografia e scenografia, gli effetti speciali e la sceneggiatura, gente la sceneggiatura, una bilancia divina impostata su: Cupa rassegnazione romantica alias nel tempo libero lavoro per la Perugina scrivendo bigliettini epici. Un sogno o meglio un incubo ad occhi aperti, onirico e commovente, dove non mancano citazioni e omaggi come quello al film “Duello a Berlino” di Michael Powell e Emeric Pressburger o a dipinti, quali “Gli Amanti” di Magritte e “L’isola dei Morti” di Böcklin. Un uomo, Francesco Dellamorte, e il suo aiutante Gnaghi, ritardato ed incapace di esprimersi a parole (dice solamente: ”Gna”), lavorano come becchini nel cimitero di Buffalora paesino sperduto ed isolato dal resto del mondo, ultimamente qui i morti dopo sette giorni ritornano in vita e i due si vedono costretti a cercare di risolvere il problema all’oscuro di tutti. Francesco è un uomo triste e solitario, schiacciato in una realtà chiusa, costretto in un’eterna ripetizione delle sue pene, come nel mito di Tantalo, qui troverà anche il tempo per innamorarsi, e proprio quest’amore lo porterà all’ossessione ed infine alla follia; lo sguardo di Francesco mi ricorda quello di un figlio d’un falegname che fece l’asilo in viale Teodorico a Milano. Non posso dire altro, non voglio fare spoiler; questo è un film complesso da raccontare, specialmente in poche parole, Dellamorte e Dellamore non ci dice solamente che un grande regista visionario come Michele Soavi sia stato ignorato e messo a dirigere fiction per i successivi 12 anni, ma ci mostra anche come il cinema di genere in Italia sia morto con lui. Io so solo che rivedrò ancora molte volte questo film, che lo citerò saggiamente e che farò tutto ciò che è in mio potere per mettere TUTTI, alla voce segni particolari sulla mia carta d’identità.
“La morte, la morte che arriva, la morte schifosa, la morte lasciva, la morte che vola, la morte normale, che cela del mondo, pietosa, ogni male, la morte che vive, la vita che muore. La morte, la morte, la morte e l’amore che aspettano insieme il grande giudizio e non hanno mai fine, non hanno mai inizio.”
RAUL B.
https://it.wikipedia.org/wiki/Tantalo_(mitologia)
