La fontana della vergine (Jungfrukällan) – Ingmar Bergman
Domenica 4 febbraio 2018 // ore 21.00 // ciclo Medioevo // La fontana della Vergine
LA FONTANA DELLA VERGINE // Ingmar Bergman – 1960
Il film, ambientato nella Svezia medievale, è tratto da un’antica leggenda svedese e come ogni leggenda che si rispetti non possono mancare colpevoli, innocenti, risvolti macabri disumani e miracoli inspiegabili. C’è una trinità costante, non a caso Bergman vuole affrontare il tema della religione in modo crudo e diretto, formalizzandolo riducendo al minimo indispensabile l’uso della parola e lasciando che siano fotografia e colonna sonora a creare il “clima” perfetto tra misticismo e violenza. Abbiamo la casa, la foresta e una destinazione; abbiamo cristiani, pagani e atei ed infine abbiamo vittime, carnefici e vendicatori. Il trittico d’innocenti, non che i protagonisti sono: Karin, figlia vergine d’una famiglia cristiana e benestante, Ingeri serva di casa, pagana e rimasta incinta a seguito d’uno stupro ed un bambino fratello minore di due briganti atei. Queste tre figure benché abbiano età leggermente diverse si comportano tutti come bambini puri nei loro sentimenti, che siano positivi o negativi, incapaci di nasconderli, dispettosi, incuranti del pericolo o tormentati dai sensi di colpa; sfumature di un unico essere, che si divide diventando metafora narrativa. Anche i colori, per quanto sia un film in bianco e nero, sono sfruttati al meglio, le due ragazzine protagoniste non fanno altro che spartirsi il bianco e il nero, la divisione visiva è così netta che risulterà impossibile scindere una giovane dall’altra, come due facce della stessa medaglia, sono unite profondamente da tutti i loro opposti, chi ha avuto tutto e chi nulla, chi è sempre stata protetta e chi mai lo è stata, chi vive nella paura e nella rabbia perché sa e chi incurante dei mali del mondo concede sbadata gentilezza. C’è una scena, dove il padre di Karin sradica un albero a mani nude, usando tutto il corpo, è di una potenza inaudita. Dallo stesso uomo sentiremo pronunciare: “Ma tu vedi, Dio! Tu vedi, vedi la morte di un’innocente, vedi la mia vendetta e non l’hai impedito. Io non ti capisco.”
Questo “silenzio di Dio” è la cosa che più tormenta il regista, come ne “Il settimo sigillo” in cui il cavaliere dice alla morte: “Io voglio sapere. Non credere. Non supporre. Voglio sapere. Voglio che Dio mi tenda la mano, mi sveli il suo volto, mi parli.” E la morte controbatte: “Il suo silenzio non ti parla?”
Già; sono un tipo solitario, una vita ad ascoltare silenzi, una vera e propria collezione e posso dire che i silenzi degli esseri umani rivelano molto di più di quelli divini.
RAUL B.
https://en.wikipedia.org/wiki/Rape_and_revenge_film
