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Marebito, di Takashi Shimizu

MAREBITO – 2004
regia – Takashi Shimizu
soggetto – Chiaki J. Konaka

Marebito in giapponese antico significa persona/spirito raro, riferendosi a qualcosa di soprannaturale che viene da lontano portando doni di saggezza, conoscenza spirituale e felicità, anche se di quest’ultima nel film non ne vedremo l’ombra… Siamo a Tokyo, il protagonista Masuoka, interpretato dal famoso regista nipponico Shin’ya Tsukamoto, è un cameraman
freelance che soffre di depressione. Casualmente riuscirà a riprendere in metropolitana, un uomo di nome Kuroki intento a suicidarsi, Masuoka ne rimane folgorato, nota negli occhi della vittima il terrore puro, “i suoi occhi non hanno visto qualcosa che lo ha terrorizzato. Hanno visto qualcosa proprio perché egli è terrorizzato.” Questo lo porterà alla ricerca ossessiva di quello stesso terrore e la sua ricerca incomincerà seguendo un Dero ed addentrandosi nelle profondità della terra
attraverso la metropolitana, più precisamente sul luogo del suicidio di Kuroki, qui attraverso numerosi passaggi arriva nella città sotterranea e poi a quelle che sembrano Le Montagne della Follia di H. P. Lovecraft. Qui troverà una bella ragazza nuda, incapace di parlare ed incatenata, la porterà in casa sua, dove possiamo scorgere un quadro di M. C. Escher, e le darà il nome di F., da qui incomincerà la vera discesa, questa volta psicologica, verso il puro terrore, il tutto tra riprese low tech alternate da altre ad alta definizione. La pellicola si snoda tra circuiti esheriani, folli teorie come quella della terra cava o quelle di Richard Sharpe Shaver, a cui il film si ispira apertamente. Shaver, nel periodo seguente alla seconda guerra mondiale, raccontava nelle sue opere le proprie esperienze, egli affermava di essere entrato in contatto con entità superiori che gli avevano rivelato la verità sulla razza umana, soggiogata da secoli da una popolazione “aliena” che vive nel sottosuolo, i Dero. Creature create anticamente dai Titani, insieme ai Tero, e poi abbandonate sulla terra. Mentre i Tero sono comandati da un energia costruttiva e benevola i Dero, che non sopportano il sole, sono comandati da un energia DEtrimentale, De infatti sta a significare un
influsso degenerato un’energia negativa e malata, questi sono sadici, depravati e perversi, rapiscono, torturano, stuprano, mangiano, mutilano e uccidono i Tero, in cui sono compresi anche gli esseri umani in quanto “Ro” ovvero “comandati da”. Questo racconto a sua volta si ispira al romanzo di H.G. Wells, La Macchina del Tempo del 1895, in cui vi troviamo gli Eloi, creature fragili, infantili, gentili e pacifiche che conducono una vita di divertimento, distrazione e scarsa attività intellettuale e i Molrock esseri mostruosi e ripugnanti che vivono nelle viscere della terra, che escono la notte per cibarsi delle carni degli Eloi, da loro accuditi e allevati come bestie da macello.

RAUL B.

https://www.youtube.com/watch?v=UVybKLJvZuo

Data

02 Feb 2020

Ora

21:00 - 23:00
Categoria

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