Unsane di Steven Soderbergh
Domenica 20 gennaio // H 21.00 // via Confalonieri 3 // Unsane di Steven Soderbergh
Si riparte, e lo facciamo piano, con qualcosa di diverso, d’insolito, di non straordinario ma sicuramente interessante. UNSANE di Steven Soderbergh è film sperimentale del 2018, tenuto segreto fino a poco prima della sua uscita, girato interamente con un I-phone 7 Plus in poco più di una settimana e con un piccolo budget. Il film, un lungometraggio di 90 minuti, inizia con un piccolo monologo, immerso in una foresta blu, capiamo subito in che situazione ci troveremo, una giovane donna, Sawyer Valentini, vittima di stalking costretta a cambiare città e che malgrado tutto non riesce a dimenticare le angosce passate ed in particolare il viso del suo persecutore che vede ovunque. Recandosi da uno specialista per un consulto psicologico viene tramite inganno ricoverata in una struttura psichiatrica contro la sua volontà, proprio durante questa prigionia rivedrà in uno degli infermieri il suo aguzzino. Ho guardato questo film come guardo ogni film la prima volta, senza sapere nulla senza informarmi, così facendo ho passato una buona parte del film a chiedermi: ma che strane riprese, queste inquadrature hanno qualcosa di diverso, la qualità dell’immagine e le luci. Le riprese quasi sempre dal basso, i primi piani e i campi lunghi un po’ deformati, ed ecco che poi leggo la storia che è stato girato con un cellulare. La trama non è il punto focale di questo film, è un thriller semplice e lineare, con un discreto ammontare di cadaveri all’arrivo dei titoli di coda e qualche cliché come: americani che usano pastiglie come fossero m&m (bambini che urlano yeeey), una giovane donna bianca pazza che lancia tampax usati (yeeey!), un nero che interpreta il ruolo di amico della protagonista che visto il genere di film sappiamo già che finirà malissimo (yeeey!), Matt Damon che fa un cameo in un film di Soderbergh (yeeey!) e via dicendo… Detto questo l’angoscia è palpabile, come avessimo la sigla di Real Tv a palla e in loop, l’ansia della prigionia e dell’essere fagocitati in un sistema più grande di sé stessi, gli effetti audio video distorti e sgranati sono perfetti per accompagnare la malattia mentale, creando una situazione Kafkiana da manuale dove si fa forza l’inevitabile influenza di tutti film passati che ho e abbiamo visto sul genere da “Qualcuno Volò sul nido del Cuculo” a “The Ward”, e ancora “Ragazze Interrotte”, “Gothika” e tanti e tanti altri, per non parlare di tutti i videogiochi sul tema. Sawyer Valentini è la mitologica Cassandra 2.0 condannata a non essere creduta finché non sarà troppo tardi.
RAUL B.
